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ANTICO MULINO

La storia dell’antico mulino nasce con la costruzione di una diga nel 1634 che, sbarrando il fiumiciattolo, oggi chiamato Borro del Lago, creò un laghetto affinché servisse come luogo di svago per i proprietari. Oggi conosciamo con sicurezza la data di costruzione della diga perché è giunta sino a noi una ricca documentazione circa sua costruzione e si attesta pure una rissa terminata in duello tra due famiglie della zona, i Galli e i Da Cepparello. Inoltre sappiamo, grazie ad una pianta del 1500 che è stata conservata fino ad oggi, che esisteva un’unica strada pubblica che univa i due versanti della valle, motivo per il quale la diga fu resa carrabile. Nel 1648 la famiglia Galli ottenne il permesso per addossare alla diga un mulino, anche in questo caso seguirono delle ostilità da parte della famiglia rivale in quanto la costruzione di un mulino avrebbe favorito un continuo spostamento di persone e di bestiame e avrebbe danneggiato le coltivazioni. Nonostante il malcontento dei vicini, nel 1653 il mulino risultava già funzionante. Il complesso molitorio era composto da tre macine nel corpo addossato alla diga e da una piccola macina nella costruzione più a valle. Le tre macine erano poste in modo tale che, anche nel caso in cui si fosse verificato un abbassamento delle acque del lago, almeno una di queste avrebbe continuato a funzionare. L’acqua che fuoriusciva veniva incanalata e, tramite un altro sbarramento, veniva utilizzata per far funzionare la quarta macina (quella più a valle). Inoltre, l’intero impianto era in grado di raccogliere l’acqua piovana in eccesso che scendeva dai campi sovrastanti, di incanalarla affinché non venisse persa e utilizzarla per far girare le macine. L’intero apparato, così saggiamente costruito, rende tuttora il mulino un qualcosa di unico nel suo genere. Questa costruzione unica e la tecnologia troppo avanzata per l’epoca, portò a un quasi immediato declino della struttura: infatti sappiamo che già prima che l’agricoltura subisse un notevole ridimensionamento dovuto alla migrazione della popolazione dalla campagna verso la città, il mulino era già in disuso. Dei documenti, infatti, attestano che dopo circa quindici anni dalla sua costruzione almeno una macina non era più funzionante a causa del troppo fango che vi si era accumulato. Il mulino, nonostante i vari problemi che si presentarono, funzionò fino al 1734, anno della definitiva chiusura. Dopo la chiusura tutto rimase intatto e la zona veniva utilizzata come luogo di ritrovo per delle gite fuori porta in campagna. Allo stesso tempo, però, iniziarono a diffondersi delle leggende locali, infatti, si raccontava che la famiglia Galli, dopo le spese per la costruzione e il mantenimento del mulino, si era talmente impoverita che bruciò i documenti che attestavano il loro possesso di questa costruzione. Agli inizi del 1800, in seguito alla morte di due fratelli nelle acque melmose del lago, si diffuse la leggenda che l’intera zona fosse infestata da spiriti e che questi avessero preso il mulino come propria abitazione; in realtà erano lepri albine. Sappiamo che è stato realizzato un progetto di restauro per conservarlo e tramandarlo ai posteri, ma attualmente l’antico mulino è ricoperto da una fitta vegetazione e la sua struttura, specialmente la parte superiore, è in parte andata distrutta.

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