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ERCOLANO – NAPOLI

Ercolano è un comune in provincia di Napoli ed è famoso in tutto il mondo per gli scavi archeologici dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Da questi scavi è emersa una città romana seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e fondata, secondo la leggenda, da Ercole. La notte del 19 d.C. un boato interruppe e cristallizzò per sempre la vita quotidiana degli abitanti di Ercolano infatti, la città fu investita da nubi ardenti e colate di materiale vulcanico che la ricoprirono interamente. Nel corso degli anni ‘80 del secolo scorso, sull’antico litorale ercolanese che portava al mare, vennero ritrovati oltre 300 corpi di persone che durante quella notte scapparono verso il mare sperando nell’arrivo dei soccorsi. La città romana iniziò ad essere scoperta solamente nei primi anni del 1700 e per puro caso: un principe della famiglia dei Lorena stava facendosi costruire il suo Palazzo nei pressi di Portici quando venne a conoscenza del fatto che un contadino, tale Enzechetta, durante uno scavo per costruire un pozzo trovò marmi e colonne antiche. Questo Principe comprò, quindi, un fondo e fece avviare una serie di scavi che, attraverso pozzi e cunicoli, arrivarono fino all’antico teatro di Ercolano e portarono alla luce statue, marmi e colonne che tenne per sé. La notizia di questi ritrovamenti arrivò al Re Carlo III di Borbone che subito acquistò a sua volta il fondo e avviò ulteriori scavi. Nel frattempo in tutta Europa si stava diffondendo la notizia che in Italia si stava ritrovando intatta un’intera città romana, Ercolano appunto, e ciò influenzò la cultura dell’epoca e dette un impulso al movimento del Neoclassicismo e al fenomeno del Grand Tour; ovvero il viaggio di formazione che effettuavano i giovani aristocratici.
A Ercolano tutto è rimasto come un tempo e possiamo ammirare come veniva costruita una città romana lungo due assi principali: il cardo e il decumano. Un punto d’incontro erano le fontane pubbliche che si trovavano agli incroci delle strade e che venivano alimentate da una complessa tubazione collegata all’acquedotto. Lungo le strade era possibile vedere questi condotti, soprattutto nelle zone in cui si concentravano le case dei signori più ricchi, perché servivano per portare l’acqua corrente nelle case per alimentare le fontane. L’acqua in eccesso scorreva lungo dei canali di terracotta e veniva usata per pulire le strade e gli scarichi dei bagni, poi veniva fatta convogliare in una fogna pubblica e smaltita in mare.
L’architettura tipica della domus romana era progettata in base alle esigenze del proprietario: il piano terra era diviso in due parti, una pubblica e una per la vita privata. La zona pubblica era collegata direttamente alla strada e qui il proprietario riceveva i suoi ospiti. La zona privata era caratterizzata da un portico su cui si affacciavano differenti ambienti e al centro si trovava l’impluvium, ovvero una vasca che serviva a raccogliere l’acqua piovana e immagazzinarla in una cisterna sotterranea. Nella domus la stanza più importante era il triclinio, ovvero la sala da pranzo, qui il proprietario sfoggiava tutta la sua ricchezza in occasione dei banchetti. Gli schiavi vivevano negli appartamenti collocati ai piani alti; alcuni, invece, vivevano direttamente nella domus del padrone ed erano a sua completa disposizione. Sappiamo che spesso i padroni e gli schiavi erano così legati che i loro rapporti continuavano anche dopo esser stati liberati, come ci dimostrano delle tavolette ritrovate proprio qui. Infine, un’altra figura molto importante all’interno della domus era il servo che, all’ingresso, controllava chi entrasse in casa del signore.

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