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VILLA MEDICEA DI CASTELLO – FIRENZE

La villa di Castello, chiamata anche Villa Reale, L’olmo o Il vivaio, così come le altre Ville medicee, fa parte dei siti UNESCO ed è considerata patrimonio dell’umanità.

La Villa si trova nella zona collinare di Firenze ed è famosa per i suoi giardini, secondi solo a quello di Boboli. Mentre la Villa è sede dell’Accademia della Crusca, i giardini sono gestiti dalla Soprintendenza museale di Firenze. Osservando la Villa di Castello si può subito notare come il giardino non sia in asse con la villa stessa, e ciò dipende dal fatto che proprio le particelle catastali prevedessero che il giardino mediceo avesse questo sviluppo.

Il giardino di Villa di Castello, così come tutti i giardini storici, pone dei problemi molto particolari perché si ha di fronte un patrimonio vivo, con piante e fiori che devono essere costantemente mantenute e curate. Non è un giardino parlante e per i visitatori non sempre è facile comprenderlo; per farlo è necessario fare un sforzo di immaginazione non irrilevante. Sappiamo che è stato privato dei suoi elementi scultorei originali, infatti le statue che vediamo oggi sono delle copie, in quanto gli originali sono stati deposti in depositi e non sono più visibili al pubblico, tranne per alcuni casi particolari.

Questo giardino ha una storia Cinquecentesca e fu inventato da Niccolò Tribolo; un ingegnere idraulico, architetto di giardini e scultore molto importante per la storia di Firenze. Tra le tante caratteristiche, fu l’artista di riferimento di Cosimo I de’ Medici, il quale fu il committente di questo incantato luogo. Infatti, una volta che Cosimo divenne Granduca, affidò la ristrutturazione della Villa a Giorgio Vasari e la creazione del giardino a Tribolo, il quale tradusse in realtà i desideri del suo committente.
Il giardino doveva essere un luogo nel quale si rifletteva un programma iconografico, che in realtà era anche un programma politico, ben preciso: Cosimo celebrava se stesso ed era presente all’interno del giardino a più livelli, più o meno espliciti.

L’intero giardino si correla di una serie di sculture e, mentre oggi vediamo una sola fontana, sappiamo che il progetto elaborato da Tribolo ne prevedeva ben due. Questo ci è dato saperlo sia leggendo un testo di Niccolò Martelli scritto circa nel 1543, nel quale si ha la descrizione del giardino come se fosse già in essere, anche se in realtà in quel periodo le sculture erano in lavorazione. Inoltre, a Villa Petraia è presente una lunetta di grandi dimensioni, attribuita a Giusto Utens, che rappresenta una sorta di fotografia di quello che doveva essere un giardino Cinquecentesco. Dalla lunetta di Utens si coglie come il progetto iconografico autocelebrativo occupasse l’asse centrale del giardino, prevedendo un sistema a due fontane: una è la Fontana di Fiorenza, che si trova attualmente a Villa Petraia, ed era circondata da un labirinto di specie arboree, di alberi ad alto fusto che ne oscuravano la vista; invece più sotto si trovava la Fontana di Ercole e Anteo (oggi al posto di quella di Fiorenza). Quest’ultima è una fontana a candelabra, così chiamata perché nel suo rapporto tra elementi verticali e decorativi è simile ad un candelabro.

Di fatto, nel progetto originale si voleva sintetizzare il microcosmo della Toscana, formato in alto dall’Appennino, simboleggiato dalla scultura di Bartolomeo Ammannati, e i due fiumi che bagnano Firenze (Arno e Mugnone) simboleggiati dalle allegorie del Monte Falterona e del Monte Senario. Questo apparato iconico acquisiva senso nel percorso di discesa dall’alto verso il basso e simbolicamente rappresentava il Regno di Cosimo oltre che la Toscana; i fiumi ed i monti precisavano come tutto quello fosse il Ducato di Toscana. La Grotta degli Animali metaforicamente rappresentava la convivenza pacifica dell’universo vivente sotto il Ducato di Cosimo; all’interno della stessa Cosimo si presentava sotto i panni di un alter ego, cioè Orfeo, la figura mitologica che con la musica portava l’armonia. La Grotta, che si ottenne scavando la collina, fu progettata da Tribolo ma realizzata da Vasari. Presenta due stanze ricche di mosaici policromi, aggregazioni calcaree e conchiglie. All’interno inoltre si possono ammirare tre bellissime vasche: una in marmo bianco, una in marmo rosso e l’ultima in marmo bianco con conchiglie scolpite, tutte arricchite da statue di animali e pesci. Nel trionfo di animali è presente anche un unicorno che, con il suo corno messo nell’acqua avvelenata, questa diventa un’acqua sana; Cosimo, quindi, sotto tutti i punti di vista, apportò l’armonia anche in virtù degli interventi idraulici nell’area pisana, che servivano a risanare una serie di terreni paludosi.
Continuando a scendere si trovava Fiorenza, una scultura mitologica che strizzandosi i capelli irrorava di acque benefiche tutta la Toscana e, scendendo ancora, Cosimo che, nei panni di Ercole, batteva Anteo e in questa veste si mostrava come vincitore nei confronti di quelli che erano i suoi nemici.      Tutto il giardino era disseminato di altre sculture di putti e capricorni, in quanto il capricorno era il segno zodiacale di Augusto e lui lo aveva adottato per identificare se stesso anche con la figura di Augusto.

Con l’estinzione della dinastia medicea, la Villa passò in mano ai Lorena ed è nel ‘700 che il giardino ha dei cambiamenti sostanziosi. Furono istituite le limonaie, pensate per contenere le loro collezioni di agrumi, la Fontana della Fiorenza fu spostata a Villa Petraia e in loco fu sostituita con la Fontana di Ercole e Anteo, infine furono tagliati i giochi di acqua della Grotta.

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