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VILLA MEDICEA LA PETRAIA – FIRENZE

Nella prima metà del XVI secolo la villa passò di proprietà ai Salutati, i quali la vendettero a Cosimo I de’ Medici verso il 1544 che, successivamente, la donò al figlio, il cardinale Ferdinando nel 1568. Alcune opere di ampliamento erano già iniziate, ma fu con Ferdinando, dopo che divenne Granduca nel 1587, che iniziò la trasformazione vera e propria dell’edificio: da fortilizio a una vera  residenza degna di un Principe. La villa ebbe subito una funzione prevalentemente di residenza, rispetto alla funzione di rappresentanza della vicina Villa di Castello.

Dal 1588 quindi, si ebbe un decennio di lavori che, con poderosi sbancamenti di terra, trasformarono la natura pietrosa del luogo (da cui procede il  nome Petraia, cioè piena di pietre) in una scenografica sequenza di terrazzamenti dominata dalla solida mole dell’edificio principale. L’attribuzione tradizionale è per Bernardo Buontalenti, anche se l’unica certezza documentata è la presenza sul cantiere di Raffaello Pagni.
La villa venne riorganizzata e ampliata attorno alla trecentesca torre centrale, che venne trasformata in belvedere (dall’Ottocento vi è anche un orologio), ma i maggiori cambiamenti riguardarono il giardino, il quale fu trasformato nelle tre grandi terrazze sovrapposte antistanti la villa; per impostazione e stile derivano da quelli realizzati pochi anni prima per la Villa Medici al Pincio (Roma), dove Ferdinando aveva trascorso gran parte della sua vita da (ex-) cardinale.

Abbiamo una fedele ricostruzione dell’aspetto dei giardini dell’epoca nella lunetta di Giusto Utens: la prima terrazza era occupata da un frutteto di piante nane, una vera rarità che incuriosiva le altre corti europee; la seconda terrazza, il Piano del Vivaio, era dominata da una larga vasca centrale, con due rampe di scale ai lati, ospitava aiuole con piante “semplici” (dal nome del Giardino dei Semplici) piantate secondo disegni geometrici, con due edifici loggiati ai lati; la terza terrazza, la più grande, era occupata da due grandi zone ellittiche, con alberi e passaggi coperti. In tutto il giardino, inoltre, erano disposti degli agrumi in vaso e spalliere di aranci lungo i muri perimetrali; al di là dei quali si estendeva il salvatico, il bosco.

La decorazione venne fatta nei primi anni ‘90 del 500 quando la villa era posseduta e vissuta da Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando de’ Medici. L’opera di decorazione fu affidata ad un pittore minore di Volterra, Cosimo Dadde.

Intorno al 1630 – 1640 la villa passò in mano ad un cadetto mediceo, cioè Don Lorenzo, figlio di Ferdinando, fratello del nuovo Gran Duca Cosimo II, il quale la trasforma in una vera a propria sede museale, commissionando una serie di dipinti e il completamento della decorazione della corte con altri affreschi; tutto fu affidato ad un pittore in quel momento emergente, Baldassarri Franceschini, detto il Volterrano.
Il cambio di registro è evidente e si riflette in un passaggio di stile clamoroso, con un’organizzazione scenografica ad illusionismo prospettico, con lo sfondamento totale delle parete con scene ambientate in paesaggi immaginari. La storia raffigurata adesso è quella medicea, partendo dal Papa Leone X, poi Lorenzo e Giuliano a Roma (figli di Lorenzo il Magnifico), poi Clemente VII che incorona l’imperatore Carlo V, poi c’è Alessandro de’ Medici che presenta la città alla Repubblica, poi Cosimo con il trionfo su Siena (atto fondante del nuovo Gran Ducato di Toscana), viene saltato Francesco perché non era stato un uomo di stato ma era un principe alchimista che aveva seguito i suoi gusti e interessi personali e che aveva fatto una cosa molto sconveniente perché si era scelto una sua amante, Bianca Cappello, che frequentava mentre la moglie era ancora viva e che, successivamente, sposò.

C’è anche un altro elemento caratteristico di questa corte: era nata scoperta. Adesso è coperta con una struttura in ghisa e vetro, questo perché negli anni ‘60 del 1800 divenne il luogo di residenza dei Savoia. Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, vivendo in questo luogo sfarzoso, decisero di celebrare qui il fidanzamento del figlio. Fu organizzato un ballo e affluirono a Villa Petraia tutti i nobili d’Italia; si avvertì, quindi, l’esigenza di avere un grande spazio chiuso, assente nella struttura Cinquecentesca: fu così che la corte centrale fu coperta con una vetrata. Nella stessa circostanza si fece arrivare anche l’enorme lampadario di cristallo color ametista, il quale proveniva da un’altra residenza antica, che era Pitti. Anche le sculture dei cervi arrivarono dalle regge piemontesi. Lo stesso pavimento venne fatto in quella circostanza: è una cosiddetta palladiana perché pavimenti con queste caratteristiche si trovano in area veneta.

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